lunedì 14 settembre 2009

Passi di tango milonguero

Per tango milonguero si intende il "tango che si balla in milonga". In questa accezione non c'è differenza tra tango milonguero e tango de salon (= il tango della "sala" da ballo). Un'accezione più restrittiva permette di connotare stilisticamente il tango milonguero come il modo di ballare prevalente nei quartieri centrali e del sud di Buenos Aires. Questa differenziazione è tuttavia molto lieve. Non è infatti facile catalogare gli stili dato che ogni buon (vecchio) milonguero ha un suo personalissimo modo di ballare. E ancora, l'enfasi stilistica non preclude affatto le possibilità di tanghi estremamente piacevoli tra cultori di "stili differenti". Forse per questo si suole ripetere che il "tango è uno".

Ora, mi sembra che il punto sia un altro, in Italia come ormai anche in Argentina: il sol fatto di ritrovarci tutti in milonga non giustifica che ognuno possa muoversi come gli pare. E' una questione di rispetto per il partner e per le altre coppie in pista che seleziona il giusto modo di muoversi in milonga. Fatti salvi questi principi, è giusto che ognuno scelga quale postura adottare, come abbracciare il partner e così via; se il suo ballo sarà piacevole non avrà difficoltà a ballare con chiunque desideri, viceversa dovrà rassegnarsi a qualche rifiuto in più o a far parte dell'arredo della milonga. Ognuno decida da sè e ne affronti le conseguenze. Che senso ha criticare altri modi di ballare o incensare il proprio quando si ha difficoltà a trovare partenr con cui ballare o si è detestati dalle altre coppie in pista?

Quando poi le milonghe sono piene (e cioè nel migliore dei casi), lo sconforto si acuisce. I "bravi" maestri devono attendere le 3 di notte per potersi godere un tango; i loro allievi si gettano in pista come palline in un flipper. La distinzione tra stili (argomento che pure potrebbe affascinarmi) diventa ora del tutto pretestuosa. Il punto è più banalmente tra chi ambisce alla socialià della milonga e chi no. Il "tango milonguero", quello della milonga, si rivolge espressamente ed esclusivamente ai primi.

Molto spesso la possibilità di ballare in contesti affollati si risolve con un abbraccio stretto (e ridondante?) e con movimenti accorciati fatti da piccoli passi. La mia sensazione è che, in Italia, il tango milonguero sia divenuto sinonimo di un tango striminzito fatto di passettini senza altre possibilità. Che questo rappresenti una necessità in talune situazioni non significa che il tango milonguero debba caratterizzarsi per questo. Molti vecchi milongueros allungano i passi ed hanno movimenti eleganti quando lo spazio lo permette.

Così non concordo sul fatto che molti maestri limitino tutto il loro insegnamento all'esecuzione di "passettini" nella previsione di ritrovarsi a ballare in un'affollatisssima milonga di Buenos Aires. Forse sarebbe più opportuno insegnare a ridurre l'ampiezza dei movimenti a seconda delle necessità piuttosto che imbalsamare la ricchezza del tango milonguero in una serie di minute figure senza la capacità di renderle più ampie e fluide.

Da un punto di vista didattico, inoltre, credo che la sola esecuzione "minimale" porti a sviluppare in modo approssimativo alcuni elementi posturali la cui importanza viene enfatizzata da dinamiche più ampie. Riporto un banale esempio. In milonga molte donne con alle spalle lunghi studi di tango milonguero sono spesso invitate da ballerini con altre impostazioni e che spesso amano perdere l'abbraccio per eseguire spostamenti più complessi. In questi casi mi è capitato di osservare come l'abitudine a muoversi con passettini, induca molte donne a "spanciare" per ritrovare l'asse quando la presa del partner (ho riluttanza a chiamarlo ancora "abbraccio") si allarga. Talora diventa un'abitudine e un discreto tango milonguero si trasforma in un pessimo tango spanciato, anche quando tornano a ballare in abbraccio.

Probabilmente dietro le discussioni sugli stili di tango si celano tutta una serie di fraintendimenti che col tempo sarebbe utile sbrogliare. Un buon tango de salon non è poi così lontano da un buon tango milonguero. Il problema non è nei nomi ma in ciò che essi, nell'immaginario comune, indicano. Spesso si identifica come tango de salon ciò che in milonga non si vorrebbe mai vedere e come tango milonguero una noiosa sequenza di passettini. Fraintendimenti su due opposti schieramenti che, ora scremati da insegnamenti e apprendimenti approssimativi, hanno in sè tuttti i presupposti per una pacifica (e prolifica) convivenza. Una discriminazione possibile sarebbe invece tra chi desidera la socialità della milonga e chi no e lasciare che questi ultimi celebrino i loro riti altrove. Ad iniziare dai loro portavoce, i grandi ballerini "da palcoscenico", i cui spettacoli dovrebbero godere di minor spazio e credito nelle milonghe...poi andremo tutti volentieri ad ammirarli in teatro!

lunedì 16 febbraio 2009

musicalizador e affini


Qualche tempo addietro sono capitato in una milonga di un'altra città. Tanti tangheri, anche giovani; un bel locale, curato e con buona pavimentazione. Anche l'impianto stereo era più che accettabile. Insomma c'erano tutti gli ingredienti...meno che il tango, la musica intendo. Si è ballato di tutto, da Branduardi ai Gotan Project! I momenti più felici sono stati degli inusuali incisi di qualche orchestra degli albori, di Pugliese (quando già componeva musica da ascolto) o Piazzolla.

Tra un tango e l'altro, parlando con una giovane tanghera, mi sono trovato ad esternare la speranza che il brano successivo fosse un pò più tradizionale. Mi ha guardato stranita, e mi ha chiesto come mai preferissi la musica antica a quella contemporanea e ballassi in abbraccio chiuso ... e ha aggiunto "non è roba per giovani!".

...ammetto d'essermi venduto per quell'esclamazione finale. In fin dei conti, per ballare un buon tango c'è sempre tempo...per sentirsi includere tra i giovani ce n'è sempre meno! Di buon grado ho ripreso a ballare, credo un brano pop, allargando di tanto in tanto l'abbraccio per perdere qualche anno. Non che ne abbia tanti, ma sentirsene qualcuno in meno, ora che passano così velocemente, mi sembrava un'esperienza interessante!

Ora, lasciato il faceto, una milonga così astrusa non l'avevo ancora vissuta. Tuttavia, senza partire da sterili pregiudizi, constato solo come la musica elettronica abbia così poche sfumature e variazioni che, almeno per me, risulti estremamente monotona (e poco poetica) da ballare. Passi un brano o due...ma tutta la serata!?

Mi sembra ovvio che non si potrà continuare a pensare al tango degli anni '40 all'infinito e che prima o poi una "rivoluzione" anche musicale dovrà avvenire. Sarebbe miope non accorgersi che il tango è vitale proprio perché evolve. Tuttavia, da questo, ad accogliere a braccia aperte ogni sciocchezza cancellando tutto il resto mi sembra davvero poco ragionevole. La musica degli anni '40 è il prodotto di almeno un decennio in cui centinaia di orchestre hanno suonato per i ballerini, quasi incessantemente; quella elettronica che la dovrebbe rimpiazzare è il prodotto (commerciale?) della "selezione" tra qualche decina di formazioni, che forse, in milonga, non avranno mai messo piede.

Posso solo aggiungere che aspetto con impazienza che i musicisti, in argentina come in Italia, inizino in massa a confrontarsi con le sale da ballo. E che ci sia la giusta selezione dei migliori, piuttosto che degli unici. Credo sarebbe il sogno di quasi tutti i ballerini poter ballare con musica dal vivo. Ma ora è troppo presto: la musica è ancora lontana dalle milonghe, forse anche per giuste considerazioni di ordine economico. In Italia, quei pochi che musicisti che si trovano in milonga non vanno al di là di Piazzolla.

Quando si pensa al rinnovamento, sarebbe forse il caso prima di capire cosa sia il tango e solo dopo pensare di cambiarlo (Piazzolla docet). Per questo credo che un musicalizador che imposti tutta una milonga su musica non di tango sia totalmente fuori contesto, così come gli organizzatori che lo invitano e i maestri che "lo ballano". Certo, devo ammettere che la milonga dove sono stato era piena di gente, tutti divertiti ed entusiatsti. ...ma a questo punto di cosa stiamo parlando?
(foto by gerrysan)

lunedì 22 dicembre 2008

Tango update 2009


A tutti i lettori del blog ed agli appassionati di tango auguro per il 2009 un felice "tango update".

Un vero "tango nuevo" che riscopra il gusto antico di ritrovarsi in milonga per il gusto dell'incontro senza l'inutile ingombro di passi e figure fine a sè stessi. Per un tango che privilegi la comunicazione e la condivisione sulle onde della musica. Per un tango che riscopra i valori tradizionali e che si affranchi dalla commercializzazione delle passioni. Un tango sincero, lontano da etichette e divisioni.


Il tango è dei tangheri e cresce così com'è il loro modo di sentire: ai più esperti è demandata la responsabilità di guidare questo sviluppo. Un augurio a tutti i più bravi tangheri italiani per non dimenticare le difficoltà e l'entusiasmo delle prime lezioni, dei primi balli, delle figuraccie e delle emozioni vissute in milonga; per incoraggiare i nuovi appassionati e per aiutarli a crescere. Un augurio particolare a tutti i maestri perché non insegnino solo dove e come spostare i piedi ma sappiano anche trasmettere come incontrare l'altro.

Dopo tanti anni di ballo e dopo aver appreso innumerevoli figure, ho iniziato ad apprezzare il tango come strumento per godere della musica, dell'incontro e della comunicazione.
Auguro a tutti i principianti del 2009 di avvicinarsi da subito all'essenza del ballo senza perdere tempo in inutili autocelebrazioni.

Il tango, per essere proprio, deve essere per l'altro. Tete, maestro e grande milonguero, ai suoi allievi domanda: "perché balli tango? e come vuoi che si senta la persona che balla con te?" E lo domanda con più di 50 anni di tango alle spalle!

Senza pensare ad un tango già pronto e confezionato, aggiungereste altro all'update 2009?
Auguri di buon Natale e di un sereno anno nuovo a tutti i tangheri e in particolare a chi ha onorato il blog con i suoi commenti: dori, farolit, ilprimopasso, controtango, fra, niky, alessandro, mara, lulamiao, ecc..
(foto di laffy4k)

giovedì 23 ottobre 2008

Decalogo per la Milonga


La vita in milonga è spesso difficile. Pochi consigli potrebbero rendere la convivenza non solo meno pericolosa ma anche più piacevolmente serena.
Ho provato a scrivere un piccolo decalogo provvisorio...tanto provvisorio che per ora è di soli 8 punti!
Con i contributi di chi vorrà intervenire potrà essere ampliato o migliorato; altrimenti resterà un "octagolo".

L'idea è che in milonga le coppie possano trovare il piacere di stare in pista assieme agli altri, in modo che le "regole" non servano solo ad evitare incidenti!


Consigli per una piacevole milonga tradizionale:

1) in milonga si balla in ronde concentriche, procedendo in senso antiorario;

2) in ronda le coppie sono più o meno equidistanti. Questo significa che è necessario gestire la distanza dalla coppia antecedente: se avanza occorre occupare lo spazio che si è liberato; se si ferma ci si deve arrestare senza né andargli a ridosso né superarla. Se la ronda funziona non c’è necessità di superare!

3) chi non è in grado di gestire le distanze dalle altre coppie in ronda dovrebbe spostarsi verso la parte centrale della pista;

4) i movimenti in senso orario (ad es. il passo indietro) possono essere eseguiti solo se la distanza tra le coppie lo consente e se ovviamente c’è rispetto della ronda: altrimenti sono da evitare;

5) evitare le “figure” pericolose per le altre coppie o quelle che non consentano un buona gestione degli spazi;

6) ballare con i tacchi rasi al pavimento onde evitare di “infilzare” qualcuno e regolare la posizione del braccio sinistro dell’uomo perché i gomiti non siano pericolosi;

7) quando si inizia a ballare, entrare in pista senza disturbare le coppie in ronda;

8) andare in milonga per il piacere di ballare e di stare con gli altri. E buon tango a tutti!

Sarebbe oltremodo carino se col contributo di tutti i consigli fossero migliorati, fosse anche solo nell'esposizione. Ovviamente chi vuole può stampare i consigli e farne, ad esempio, dei volantini da lasciare sui tavoli della milonga dato che non tutti i tangheri sono formati nelle proprie scuole alla buona educazione in pista. Nel caso, chiederei la cortesia, nulla di più, di citare il blog.
(foto di claudia_perilli)

venerdì 10 ottobre 2008

Arringa milonguera

Un argomento molto gettonato nelle comunità tanghere riguarda le differenze stilistiche. Oggetto del contendere è spesso il “tango milonguero”. Sento dire che l’espressione è sconveniente e che ha solo valenza commerciale; che lo stile di ballo è limitativo, adatto solo per tangheri poco talentuosi e che rappresenta la versione semplificata del vero tango. Prima rispondevo, argomentavo, dibattevo. Poi mi sono arreso: ognuno è libero di fare e pensare come gli pare. E tuttavia, quando a discettare “dottamente” dell’argomento sono maestri, organizzatori o altri operatori con responsabilità verso le comunità tanghere, mi torna il desiderio di spendere qualche parola.

milongueros

Come più volte detto, il tango “milonguero” indica almeno etimologicamente il tango della milonga e in questo senso è sinonimo di tango salon. Prima d’ogni altra osservazione mi sembra dunque ovvio che, di tango milonguero, ne possa parlare con cognizione di causa solo chi frequenta abitualmente le milonghe e ama cimentarsi con la pista nella sua più gloriosa espressione (i.e. quando pullula di tangheri!). Di contro chi più discetta dell’argomento sono proprio quei tangheri, anche maestri, che frequentano la milonga saltuariamente e che riescono a dar sfoggio della loro abilità solo in fine serata, con la pista ormai vuota. Tuttavia millantano esperienze portene, in epiche vacanze, durante le quali hanno potuto saggiare il “vero tango” (ed evidentemente il “vero tango” i loro quattrini!).
estilo

Con l’espressione tango milonguero è costume indicare anche una particolare espressione stilistica nell’ambito degli stili di tango salon. Deve essere subito chiaro cha la tassonomia stilistica cerca di catalogare realtà o interessi che già esistono, senza la pretesa di crearne di nuovi. Questa catalogazione ha un’utilità pratica, permettendo di qualificare corsi, stage, ecc., a beneficio dei potenziali fruitori (e talora anche dei maestri e degli organizzatori!). Vale la pena di aggiungere che Susana Miller, a cui è attribuita la primogenitura dell’espressione “tango milonguero”, non ha inventato nulla di nuovo ma ha semplicemente definito il modo di ballare di alcuni (e non di tutti!) vecchi milongueros, approfondendo gli aspetti pedagogici. Numerosi maestri argentini, talora anche molto autorevoli, disconoscono questa caratterizzazione stilistica mentre altri la denigrano apertamente ravvisandone solo degli scopi commerciali. Nulla di cui stupirsi: i denunciati fini commerciali, diretti o indiretti, sono molto più diffusi nel mondo del tango di quanto i detrattori della Miller lascino intendere! Al di là di queste diatribe, non sempre ispirate a nobili principi, ci si rende facilmente conto che l’insegnamento della Miller non è poi così originale, anzi… Segno che il tango salon - stile milonguero è più o meno tecnicamente definito e non si tratta di un’estrapolazione da altri sistemi.
esperienza

Ogni milonguero con un certo bagaglio d’esperienza (di milonga, si badi bene) si differenzia per un suo unico ed irripetibile modo di ballare. La “tecnica” del tango milonguero si basa sull’“esperienza collettiva” cioè sull’insieme di quei caratteri che accomunano i cultori di questo stile, con l’imprescindibile contributo di chi le milonghe di Buenos Aires le ha frequentate per una vita. Partendo da questa base tecnica il tango milonguero si arricchisce poi dell’esperienza più raffinata dei grandi ballerini (sempre di milonga), con dettagli e particolari, talora davvero poco appariscenti, che possono rendere un ballo più frizzante, armonioso e gradevole. Così, la tecnica del tango milonguero si compone d’elementi basilari, in genere più evidenti almeno agli occhi del profano, e di altri più “sottili” che possono essere acquisiti solo in momenti successivi, quand’è maturata la giusta esperienza (di milonga, ovviamente). L’abbraccio tendenzialmente serrato sui due lati del petto è quindi solo una delle componenti tecniche “basilari” del tango milonguero e non certo l’unica. Quando esperti tangheri d’altra formazione, ma profani milongueri, stringono l’abbraccio con cipiglio appassionato, emulando goffamente ben più illustri ballerini, e nella convinzione d’aver esaurito d’un sol colpo l’esperienza e lo studio necessari, liquidano tutta la complessità di un linguaggio loro sconosciuto come “tango semplificato e limitativo”, viene da pensare che semplificata e limitata sia piuttosto la loro competenza.

semplificazioni

La convinzione secondo cui il tango milonguero rappresenterebbe la “versione semplificata” d’altri modi di ballare nasce dall’erronea supposizione che, data la difficoltà ad eseguire in abbraccio serrato figure più “ariose”, esso equivalga ad un tango aperto privato della possibilità d’aprire l’abbraccio! Ora occorre una precisazione. Nei luoghi dove si balla un tango sociale è dato per scontato che alcune figurazioni non possano e non debbano essere eseguite. Forse in Europa e in Italia non è poi così scontato. Mi hanno raccontato di famosi maestri argentini che dopo aver calcato le milonghe europee con evoluzioni mirabolanti, una volta tornati nei loro luoghi d’origine, sono stati visti ballare in modo molto più sobrio. L’impressione è che l’Italia, insieme a tanti altri paesi, sia vissuta spesso come terra di conquista dove, accantonate le regole, prevale la necessità di fare proseliti sia ballando in modo più appariscente sia insegnando un tango tutt’altro che sociale. Questo tipo di tango, spacciato per tango da milonga, alla fine è un tango più da esibizione o da palcoscenico. Così, in Italia, prima ancora di confrontare lo stile milonguero con gli altri stili di tango da milonga (o tango salon da noi poco o male diffuso) occorre differenziarlo dal tango da palcoscenico.
genetica

Senza dilungarmi su argomenti triti e ritriti, mi sembra opportuno richiamare una differenza genetica: il tango da palcoscenico nasce per emozionare il pubblico; il tango milonguero (al pari degli altri stili da sala) per il piacere della coppia di ballo. Nel corso della reciproca evoluzione, il primo ha selezionato le tecniche più adatte a suscitare impatto emotivo sul pubblico, tralasciandone altre di minor effetto scenico; il secondo ne ha sviluppate invece altre ancora, talora poco appariscenti, ma adatte ad aumentare la gradevolezza del ballo nella coppia. Non si tratta d’attributi mutuamente esclusivi nel senso che non necessariamente un tango da palcoscenico sarà sgradevole o uno milonguero esteticamente deprecabile e tuttavia va da se che il primo privilegi le tecniche “belle”, il secondo quelle “piacevoli”.

fascino

Stante l’esistenza di elementi tecnici “propri”, non condivisi e talora antitetici tra il tango milonguero e quello da palcoscenico, l’affermazione secondo cui il primo sia la versione semplificata del secondo vale esattamente quanto l’inverso nel senso che il tango da palcoscenico manca di sviscerare la parte tecnica responsabile della “piacevolezza” nel ballo da milonga! Giusto per citare qualche banale esempio: i ballerini da palcoscenico danzano avendo cura di mantenere una postura relativamente rigida e sempre elegante mentre i milongueros sanno bene che la piacevolezza dell’abbraccio può essere ricercata attraverso una postura morbida e “accomodante”, anche usando movimenti tipici, talora esteticamente insignificanti, ma di certo gradevoli nello spazio della coppia. Analogamente: i passi lunghi ed eleganti nella camminata sono fondamentali per lasciare apprezzare la bellezza del movimento ad un osservatore mentre, in milonga, la possibilità di variare intensità ed energia del movimento offre grandi spunti interpretativi e di comunicazione oltre a premettere una gestione di spazi spesso improvvisamente ridotti. E ancora: in uno spettacolo i “tacchi al vento” della ballerina danno spunti di grande suggestione mentre in una milonga l’incolumità delle coppie ne risulta avvantaggiata se i tacchi restano sempre rasi alla pista. Gli esempi si possono moltiplicare. Così ambedue gli stili hanno un fascino proprio ma caratterizzato da elementi tecnici differenziati. Fatto sta che numerosi critici del tango milonguero, anche se amano definirsi “salonisti” hanno in realtà un’esperienza ed una formazione per lo più da “palcoscenico”. Paradossalmente, quando insegnano, trasmettono figurazioni improbabili a persone che non hanno alcuna velleità di esibirsi e talora neanche un fisico sufficientemente allenato per farlo, rendendole semplicemente ridicole.
condivisione

Critiche più fondate mi sento di riceverle e condividerle da chi invece balla un buon tango da sala (milonga) anche se con stile “non milonguero”. A dire il vero, con questi ultimi, le differenze si limano molto e comunque si risolvono facilmente nel gusto e nella sensibilità individuali. Infatti il tango milonguero, con una posizione leggermente inclinata in avanti e con l’abbraccio serrato da tutti e due i lati favorisce una comunicazione immediata e, come conseguenza, la possibilità di un’interpretazione più vivace e improvvisata. Altri stili ballati come si suole dire “più in asse” favoriscono invece altri tipi di dinamiche, altrettanto difficili e affascinanti. A questo punto resta solo una questione di scelta in base al proprio gusto e, non certo, in funzione della semplicità dell’uno o dell’altro stile perché, com’è ben noto, in tutti i casi l’apprendimento richiede studio e pratica.
medaglia

Ogni medaglia ha però due facce e se da un lato c’è chi gratuitamente critica e sminuisce lo stile milonguero dall’altro ci sono (pseudo) milongueri che fanno di tutto per tirarsi addosso le critiche. Questi ultimi sono quelli che millantano attitudini elitarie, che ostentano irriverente superiorità eludendo, loro per primi, lo spirito del tango della milonga, di cui si professano cultori (sigh! … cfr. il post “tango tristemente milonguero”). Spesso, ma è ora solo una considerazione personale, questi pseudo milongueri sono devoti allievi di maestri non propriamente milongueri e non sembrano affatto incuriositi dal significato di ciò che ballano al di là di dove sistemare il piedino e di come eseguire un adorno. Come conseguenza alimentano sentimenti di repulsione verso lo stile milonguero da parte di chi legittimamente e serenamente preferisce altri modi di ballare. Così chi ama semplicemente andare in milonga per svagarsi un po’ si trova in mezzo alle becere dicerie di chi, forse, in milonga non dovrebbe proprio andarci se non gradisce innanzitutto la dimensione sociale del tango.
insegnamento

Riprendendo il discorso tecnico mi sembra che il punto cruciale sia la qualità dell’insegnamento nel senso che, tolti gli elementi in comune a tutti gli stili (gli argentini sogliono ripetere che “il tango è uno”), ogni maestro dovrebbe mettere in risalto gli aspetti e le dinamiche tipiche del tango che sta insegnando, che vanno ben al di là delle “figure”. Imparare il tango milonguero non significa apprendere lo stesso tango da palcoscenico meno qualcosa ma piuttosto approfondire gli elementi caratterizzanti; esattamente com’è per gli altri stili! In assenza di questa caratterizzazione e quindi senza uno studio sufficientemente lungo e approfondito, ogni stile risulterebbe semplificato.
test

Così se a qualcuno sembra che il tango che sta imparando sia una versione “semplificata” non ha che da chiedere al proprio insegnante quali siano gli elementi tipici del suo stile (che prima o poi dovranno pure essere approfonditi!). Nel caso del tango milonguero, se la risposta dovesse essere del tipo l’“ocho milonguero”… conviene subito cambiare stile! :-)